Paolo Ceccacci

Ricominciare da zero virgola cinque

Ermes Maiolica – come diventare ricchi con le bufale

Il titolo è appositamente fuorviante e provocatorio proprio in omaggio a Ermes e di comune accordo con lui: forse il peggior tentativo di click-baiting, ma spero efficace.

Iniziamo subito col dire che ho deciso di intervistare Ermes perché stufo di leggere insinuazioni su un suo presunto interesse economico nella sua attività di creatore di bufale come, ad esempio, quelle fatte da Claudio Michelizza, pur se in maniera velata, sulle pagine di Bufale su FB.

Per chi non lo sapesse Ermes Maiolica è un metalmeccanico di Terni che, per gioco, ha iniziato a creare bufale palesemente false, ma che hanno creato scandali e scompigli fino al punto da finire preso di mira dal programma Le Iene per la notizia (completamente inventata) dell’arresto di Teo Mammucari per cocaina.
Detto questo chiariamo subito che Ermes non percepisce e non ha mai percepito alcun compenso da chicchessia e non ha mai utilizzato banner nei siti che utilizza per diffondere le sue burle.
Ma andiamo con ordine e partiamo dal principio con l’intervista.

Il Perché

Paolo: Perché Ermes Maiolica diffonde bufale?
Ermes: Le mie bufale sono palesemente inventate, come si può dedurre dall’assenza di qualsiasi link o fonte, spesso introduco nelle vignette articoli che non c’entrano niente e che le rendono ancora più surreali e grottesche. Nonostante questo, riescono nel loro intento ed è sconcertante, lo ammetto; è proprio dal mio sconcerto che ha preso piede questa attività e più si susseguivano le bufale più si chiariva nella mia mente il significato che avevano per me. Questo significato è strettamente legato alla facilità della loro diffusione che è direttamente proporzionale alla loro assurdità. E continuavo a chiedermi com’è possibile?

Paolo: Già, come te lo spieghi?
Ermes: La spiegazione sta nel sistema piuttosto che nella mia attività ed è così plateale che non mi dilungo neanche a spiegarla. Ripetuto per l’ennesima volta la fisionomia e il significato che ha assunto questa attività, è chiaro che ad alcuni la spiegazione non basti e che quindi ci sia il bisogno di sussumerla all’interno di una categoria, ed ecco la solita domanda: “è satira o diffamazione?”
La decisione la lascio a chi ha il bisogno di classificarla nell’una o nell’altra con la richiesta preventiva di spiegarmi cosa si intende per l’una e per l’altra, altrimenti l’intera querelle finisce per non avere senso.
Quindi anche seguendo la labile distinzione che ho sopra esposto, cosa dovrei fare per essere corretto? Scrivere falso o satira a caratteri cubitali in modo che uno prenda subito coscienza che non è vero? Capite che l’attività perderebbe ogni significato.

Paolo: Perderebbe significato? Perché qual è lo scopo di questa attività?
Ermes: La finalità principale non è tanto far ridere chi ha le premesse e la capacità di giudizio per capire che si tratta di una castroneria, ma creare un attimo di perplessità in coloro che non aspettano di leggere una lettera in più prima di sfogare le proprie insoddisfazioni, ognuno nei propri stereotipi personali.
Questi stereotipi, frutto di pregiudizi e fonte di mala informazione, non sono certo le mie bufale a crearle, semmai queste danno una scossetta, immettono un tarlo.
Purtroppo questa mia attività mi comporta una serie di problemi. I miei fake anche se diretti alle sacche di stereotipi tipici finiscono per mettere in discussione vari personaggi pubblici e ideologie politiche e io a dire il vero non me ne preoccupo troppo, quindi mi sono creato nemici di tutti i tipi.

Paolo: Che intendi per nemici?
Ermes: Ho dei veri e propri stalker che mi tallonano qualunque cosa faccia, gente esaltata che mi minaccia di querela o di morte perché si sente truffata, truffata ovviamente della propria intelligenza. Poi ci sono quelli che capiscono più o meno quello che faccio, ma ci ricamano sopra le cose più improbabili che solo Dio sa dove le possono aver sentite; ho provato anche a stabilire un contatto con loro spiegando le mie ragioni, ma non ci sono riuscito per via del loro limite naturale di “comprendonio”, da lì ho capito che non solo la realtà è stata compromessa dalla rete ma anche il dialogo.

Paolo: Rischi spesso la querela, non ti preoccupa?
Ermes: Ogni bufala è a rischio querela lo so, è un problema di cui prendo atto, sono i rischi del “mestiere”, ma il pericolo è anche sopravvalutato, quando mi accorgo di aver offeso la sensibilità di qualcuno, chiedo pubblicamente scusa e cancello tutto. Spesso vengo accusato di fare disinformazione ma non è possibile, non ne ho il potere! Non sono un giornalista, un blogger, non sono Emilio Fede, sono una persona comune e non si può accusare un metalmeccanico di Terni di fare disinformazione nazionale perché allora la disinformazione non sono io, la disinformazione siamo noi, noi che scriviamo e noi che ascoltiamo!

Paolo: Tutto qui?
Ermes: Beh, lo faccio anche perché mi piace semplicemente sapere che lo posso fare!

Gli inizi

Paolo: Come hai iniziato?
Ermes: Non sono mai stato un tipo tecnologico, non avevo nemmeno l’email! Mi piaceva stampare le magliette e facevo il bancarellaio abusivo, oltre l’operaio. Poi un collega mi ha consigliato di iscrivermi a Facebook per far conoscere le mie magliette. Appena iscritto (essendo una persona a cui piace essere informata) mi lasciavo coinvolgere da questi siti di controinformazione. Poi, poco dopo mi sono accorto che la gente si incazzava troppo per le scemenze! Così feci la mia prima vignetta con la citazione falsa e tutti ci hanno creduto. E fin qui tutto bene, due risate e a posto! Il problema è stato quando la mattina mi sono svegliato e ho visto la mia citazione con aggiunta di articoli su articoli nei siti di informazione scomoda che leggevo!

Paolo: ricordi di quale citazione si trattasse?
Ermes: La Kyenge che voleva dare le case popolari agli zingari e rettiliani!

Paolo: Cioè, hanno creduto… lasciamo stare.

Il denaro

Paolo: Quanto guadagni da questa attività?
Ermes: Non guadagno nulla. Nei pochi siti che ho aperto [su WordPress e Altervista N.d.R.] non ho banner e non traggo alcun profitto da questa attività.

Paolo: Non senti, in qualche modo, di truffare il pubblico?
Ermes: La magia e la truffa sono due cose molto simili per quanto concerne il processo ma non il risultato. Il prestigiatore fa sparire l’orologio, ma dopo lo restituisce, illude ma poi spiega anche il trucco o comunque lo spettatore rimane consapevole che la sua meraviglia si basa su un escamotage preciso. Il truffatore, invece, ti fa sparire l’orologio con la stessa abilità ma il suo scopo è quello di fregare il malcapitato di turno. Io non voglio truffare nessuno, anche se le notizie sono verosimili, inserisco sempre elementi che indicano al lettore attento che si sta facendo un gioco di prestigio ma il destinatario del mio gioco di prestigio, rimane il lettore poco attento che si indigna, condivide e non riflette. E’ a quel lettore che mi voglio rivolgere, in modo che quando svelo il trucco si fermi un attimo a pensare alla tenuta del suo pensiero critico e dell’informazione in generale.

Paolo: Non è poco costruttivo?
Ermes: A me non sembra, visto che le bufale continuano ad essere prese per vere anche se Google e Facebook investono in ricerche, cambiando continuamente i loro algoritmi di visualizzazione e questa la dice lunga sulla tanto osannata informazione libera della rete.
Eravamo convinti che la rete ci avrebbe aperto nuovi mondi invece ognuno si è chiuso nel suo, semmai ha aperto nuove modalità per plasmarci mantenendoci nell’illusione di poterci ritenere liberi pensatori e selezionatori delle informazioni.

Paolo: E allora perché molti sono convinti che trai un profitto da queste bufale?
Ermes: Molti sono convinti che ci guadagno perché nella rete tutto è standardizzato. C’è solo bianco e nero. Creduloni e professoroni. Su internet possiamo essere solo mostri o eroi. Non c’è umanità. Quindi è difficile pensare che quel marocchino che hanno arrestato perché ha rubato una tabaccheria può essere una buona persona, no e non è nemmeno un semplice delinquentuccio. No, è un super criminale senza cuore!
Su internet non si perdonano gli sbagli. Io sono un bufalaro, quindi tra i cattivi! Ma non uno dispettoso, un po’ scemetto, per la rete sono un criminale! Su Facebook come in televisione tutto viene esagerato e non ci cascano solo gli ingenui: il sistema è talmente perfetto che riesce ad ingannare anche i “professoroni”. Perché la soluzione non è tecnica e informatica ma umana.

Paolo: Non può essere anche che qualcuno pensa che ci guadagni per via di tutta la “fama” che ti sei guadagnato? Forse per invidia? O forse perché loro, al posto tuo, avrebbero approfittato della situazione?
Ermes: Ci sono tanti motivi, possono essere tutti quelli che hai elencato. E ritornando a prima, non guadagnare soldi, appunto, crea più confusione!

Paolo: Quindi non hai mai ricevuto offerte o compensi in denaro?
Ermes: Mai ricevuto alcun compenso, ma offerte sì, eccome! Ricevo continuamente offerte di lavoro. Soprattutto dopo Le Iene! Poco tempo fa un giornalista mi ha promesso stipendi 3-4 volte superiori al mio.
Però logicamente non posso provartelo! Non guadagnarci è l’unica arma che ho!
È l’unico modo per creare ancora più confusione!

Conclusioni

Mi soffermo un attimo sulle prime parole di Ermes, “le mie bufale sono palesemente inventate”, e rifletto: lo sono davvero?
Preso da spirito critico ricontrollo e ne verifico alcune: in quella della Kyenge si parla di rettiliani; in quella dei marò condannati a morte si finge inviato dal governo italiano palesando il suo nome; nella notizia della zingara che getta nel fiume un neonato rapito ha un colpo di genio: utilizza lo stereotipo della zingara rapitrice e usa la famosa immagine di Steve McCurry “Afghan Girl” che valse al fotografo la copertina del National Geographics. Insomma in ogni sua bufala ci sono diversi elementi che possono mettere in luce, anche ad un’analisi poco attenta, che si tratta di una notizia falsa: prenderla per vera significa, senza alcun dubbio, non effettuare alcuna analisi, neanche superficiale.
Penso che, a questo punto, ognuno si sia fatto un’idea ben definita di cosa faccia Ermes e del perché, e, credo, dovrebbe aver capito che non agisce di certo per denaro.

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