Paolo Ceccacci

Ricominciare da zero virgola cinque

LEAL: analisi di una menzogna.

Questo articolo nasce con l’intento ben preciso di smontare pezzo per pezzo delle affermazioni mendaci, false e inesatte presenti su un manifesto diffuso da LEAL e trovato nella Clinica Veterinaria Roma Sud.

Non voglio occuparmi del come ci sia finito, del perché non avrebbe dovuto esser presente e di eventuali aspetti etici o di altra natura, compresi gli antefatti della faccenda, visto che già è stato scritto un articolo piuttosto esauriente dal puntualissimo Davide Valentini, ma voglio andare ad analizzare punto per punto le affermazioni del manifesto in questione e a confrontarlo con quanto prevede la Direttiva 2010/63/UE.

Sperimentare sui primati anche in assenza di gravi motivazioni riguardanti la salute umana (articoli 5, 8 e 55)

Realtà: L’articolo 8 stabilisce che i primati non umani possano essere usati solo nei seguenti casi:

  • la profilassi, la prevenzione, la diagnosi o la cura delle malattie, del cattivo stato di salute o di altre anomalie, o dei loro effetti sugli esseri umani, sugli animali o sulle piante [art. 5 lettera b) punto i)]
  • per realizzare uno degli scopi di cui alla lettera b) [punto precedente N.d.R.] nell’ambito dello sviluppo, della produzione o delle prove di qualità, di efficacia e di innocuità dei farmaci, dei prodotti alimentari, dei mangimi e di altre sostanze o prodotti;
  • è scientificamente provato che è impossibile raggiungere lo scopo della procedura utilizzando specie diverse dai primati non umani.

L’articolo 55 elenca le eccezioni ai punti di cui sopra, ma rende obbligatoria la realizzazione, da parte degli stati membri di una normativa provvisoria e impone restrizioni come, ad esempio, l’obbligo di informare gli altri stati membri o la possibilità che la Commissione non autorizzi le procedure.

Conclusioni: le procedure che implicano l’uso dei primati sono tutte incentrate sulla ricerca medica o dell’uomo o di altre specie. Qui si utilizza una verità a scopo sensazionalistico: le sperimentazioni sui primati possono essere svolte anche in assenza di gravi motivazioni riguardanti la salute umana, è vero, ma questo perché viene ammessa come altra motivazione valida la salvaguardia delle specie.

Sperimentare anche su cani e gatti randagi (art. 11)

Realtà: L’articolo 11 inizia così: “Gli animali randagi e selvatici delle specie domestiche non sono utilizzati nelle procedure” e aggiunge come eccezione solo il caso in cui sia necessario indagare sulle specie in questione per scongiurare problemi di salute delle specie stesse, per gli umani o per la salvaguardia dell’ambiente e solo se è scientificamente dimostrabile l’indispensabilità del randagio.

Conclusioni: Si fa espresso divieto di usare cani e gatti randagi se non per salvare i cani e i gatti randagi stessi o altre specie o l’ambiente. Nei casi eccezionali in cui sia necessario va provata la necessità del loro utilizzo.

Riutilizzare più volte lo stesso animale, anche in procedure che gli provocano intenso dolore, angoscia e sofferenza (articolo 16)

Realtà: Il riutilizzo è uno dei metodi impiegati per ridurre al minimo gli esemplari da impiegare nella sperimentazione. L’articolo 16 permette di riutilizzare lo stesso animale solo se la gravità delle procedure precedenti è lieve o moderata, è stato ripristinato il pieno benessere dell’animale, la procedura seguente è classificata come lieve, moderata o “non risveglio” (anestesia totale).

Conclusioni: Di fatto la normativa prevede il contrario di quanto si afferma.

Sperimentare senza anestesia e/o non somministrare antidolorifici a un animale sofferente se i ricercatori lo ritengono opportuno (articolo 14)

Realtà: L’articolo 14 stabilisce che le procedure siano effettuate in anestesia locale o totale e che siano impiegati analgesici per ridurre al minimo la sofferenza e l’angoscia e sottolinea che “Le procedure che comportano gravi lesioni che possono causare intenso dolore non sono effettuate senza anestesia”.
Stabilisce altresì quali siano i vincoli ai quali i ricercatori debbano attenersi nel caso non si ritenga opportuno procedere all’anestesia: se si ritiene che l’anestesia sia più traumatica per l’animale della procedura stessa e se l’anestesia è incompatibile con lo scopo della procedura.

Conclusioni: Ancora una volta si gioca sulle parole: sebbene sia vero che il ricercatore abbia la facoltà di non ritenere opportuna l’anestesia si evita di dire che questa facoltà è ben delimitata in un perimetro altamente restrittivo di fattori che effettivamente renderebbero l’anestesia inutile o maggiormente dannosa per l’animale.

Sperimentare su animali vivi a scopi didattici (articolo 5)

Realtà: Affermazione vera, ma il termine “vivi” è chiaramente utilizzato a scopo sensazionalistico.

Conclusioni: Gli scopi didattici sono comunque finalizzati al benessere umano e animale pertanto distinguerli dagli scopi inerenti la salute sia umana che animale è superfluo e fazioso come anche l’uso del termine “vivi”.

Creare animali geneticamente modificati mediante procedure chirurgiche

Realtà: La chirurgia è quella branca della medicina che interviene manualmente o strumentalmente su un organismo vivente per modificare, riparare o asportare tessuti o parti di essi al fine di ovviare a un difetto o a una patologia. Le pratiche chirurgiche agiscono, quindi, sui tessuti. È impossibile modificare geneticamente un organismo di qualsiasi natura poiché la modifica necessaria non avviene di certo a livello organico o tissutale, ma, appunto, a livello genetico.

Conclusioni: Questo sembrerebbe un tentativo di fare del sensazionalismo utilizzando tecnicismi di cui non si conoscono i dettagli confidando nell’altrui ignoranza finendo, invece, col ridicolizzarsi. Non viene citato alcun articolo poiché, ovviamente, l’argomento è privo di senso e non è presente nella normativa.

Somministrare scosse elettriche fino a indurne l’impotenza

Realtà: Nella normativa l’unica menzione alle scosse elettriche è riferita ai metodi di soppressione ammessi poiché tra questi rientra l’elettrocuzione.

Conclusioni: Anche qui si fa ricorso al sensazionalismo e alla compassione e, per di più, mentendo.

Praticare toracotomie, e cioè l’apertura del torace, senza somministrare analgesici

Realtà: Come si è detto precedente l’articolo 14 vieta che “procedure che comportano gravi lesioni che possono causare intenso dolore” siano effettuate senza anestesia.

Conclusioni: Questo è ancora un altro ricorso alla menzogna per far leva sulle emozioni.

Costringere gli animali al nuoto forzato fino all’esaurimento (Allegato VIII)

Realtà: L’allegato VIII, nella Sezione III, elenca alcuni esempi di pratiche ritenute “gravi” e include, tra questi, il “nuoto forzato o altri esercizi in cui il punto finale è l’esaurimento”.

Conclusioni: L’esempio riportato nell’allegato VIII servono solo a far comprendere cosa si intenda per pratica catalogata come “grave” e non ad autorizzarne l’applicazione. Va rammentato che le pratiche “gravi” hanno ambiti d’applicazione molto rigidi e controllati e in nessun caso l’animale è reimpiegato se prima non è completamente ristabilito. Questo test è chiamato “Porsolt Forced Swimming Test” e consiste in una nuotata di circa cinque dieci minuti in acqua tiepida. Si tratta di test comportamentale, non fisiologico, dove si testa, semplicemente, la sua resa e non la sua resistenza fisica.

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